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Università degli Studi “Guglielmo Marconi”, Rome, Italy

Macroarea di Ricerca in Philosophical Sciences – Introduzione di sezione

La quinta sessione, macroarea di ricerca Philosophical Sciences, del Convegno sulla Creatività è stata focalizzata sulla seguente area tematica: L’intuizione creativa e la libertà creativa con i contributi di Adriano Ardovino, Trarre in luce. Appunti sul senso mediale della creatività; Sara Fortuna, Creatività, inclusione, educazione linguistica democratica: da Giambattista Vico a Tullio De Mauro; Tommaso Valentini, Paul Ricoeur: il linguaggio metaforico come espressione di libertà creativa; Paloma Brook, Creatività e regola. Osservazioni su un binomio teorico in Emilio Garroni; Chiara Scarlato, Creatività, empatia, riconoscimento.

Il primo saggio di Adriano Ardovino analizza il tema della creatività in una prospettiva fenomenologica. La creatività appare come una condotta e uno stile di pensiero, di linguaggio e di sperimentazione che si riflette e si esprime in processi mentali, comunicativi, fattuali per molti versi caratteristici, dominati spesso da improvvise associazioni tra idee e stati di cose, che sembrano dare luogo, a loro volta, a ciò che chiamiamo invenzione o intuizione creativa. Creativo è ciò che è innovativo. Creare è pensare e produrre il nuovo. Ecco allora che, azzardando una definizione, si può scorgere nella creatività questo duplice tratto innovativo e, per così dire, energetico: quello di una novità che trova riscontro e quello di un’energia mentale che scopre, crea, intuisce un quid di originale e innovativo. Seguendo l’impostazione fenomenologica del suo saggio, Ardovino richiama alcune riflessioni centrali tratte dal saggio intitolato Logos, e dal celebre trattato su L’origine dell’opera d’arte di Martin Heidegger, il filosofo che più di altri ha richiamato con forza la coappartenenza fenomenologica tra physis e techne, tra aletheia e logos. Il senso più originario, più profondo e più arcaico (e per noi più inconsapevole) del logos sta per Heidegger in un “raccogliere” che è insieme un “cogliere” e un “accogliere”, che egli esemplifica, ricorrendo non solo al leggere come un raccogliersi nell’ascolto, ma anche a processi come il selezionare, il mettere assieme, l’ospitare, il custodire. Si fa evidente, qui, che l’elemento fenomenologico originario implica l’accoglienza selettiva (profondamente creativa e produttiva), un autentico einholendes Bringen che porta alla presenza e trasforma il presente nel fluire del tempo, ma soltanto a partire da un vincolo e da una ricettività originari. L’essenza del logos – e con esso della techne e del disvelamento che gli sono propri – è la raccolta, che come tale si fonda sempre sul cogliere e sull’accogliere. Ed è precisamente a questo processo che Heidegger affida uno dei passaggi più significativi della sua discussione sull’essenza dell’arte. L’arte implica un processo soggettivo: un creare, ossia, nella lingua di Heidegger, uno Schaffen e uno Schöpfen. Tuttavia, il primo termine va pensato rigorosamente come un «pro-durre-qui-dinanzi» (Her-vor-bringen) in senso letterale, ossia come un «portare alla luce» e un «trarre in luce», che dal canto suo ha il senso di un «lasciar-venire-fuori-facendosi-innanzi» (Her-vor-gehen-lassen), ma sempre all’interno di un che di prodotto, di venuto in luce e di apparso, ossia all’interno di un’opera d’arte. Se l’arte, come afferma Heidegger, è uno Schaffen, anche e soprattutto nel senso di una schaffende Bewahrung, ossia di una custodia creativa che è assunzione e condivisione della creatività, e se ciò che è autenticamente creato lo è solo ed esclusivamente allorché viene «tratto fuori» (heraufgeholt: attinto-raccolto) dal «fondo indischiuso», oggi si tratta di esperire, nominare e pensare creativamente questa opacità che è nell’ombra e che è a fondamento di ogni nostro gesto nella sua individualità originaria e irripetibile.

Il saggio di Sara Fortuna presenta una ricerca caratterizzata dal collegamento tra tre nuclei teorici: «la filosofia della creatività di Vico», «l’inclusione scolastica in Italia» e l’«educazione linguistica democratica» nel modello proposto da Tullio De Mauro. La connessione tra questi nuclei è resa possibile da una ricezione del pensiero linguistico vichiano che pone al centro una nozione originale di creatività plurisemiotica e dall’ipotesi che quest’ultima sia da includere tra i molteplici fattori che hanno prodotto in Italia, nella seconda metà del Novecento, un processo di democratizzazione dell’istituzione scolastica fondato su un modo diverso di concepire da un lato le diversità tra individui e dall’altro le modalità dei processi di apprendimento. L’articolo prende avvio dalla creatività plurisemiotica di Vico e dal suo funzionamento a cui è dedicata la prima parte, per poi concludere nella seconda parte con un’analisi focalizzata sul rapporto tra plurisemiotismo vichiano, inclusione scolastica e educazione linguistica democratica. Giambattista Vico è il filosofo della creatività linguistica. La creatività di cui parla Vico è quella delle origini, dei primi uomini, che sono poeti proprio nel senso etimologico di creatori (dal verbo greco poiein che vuol dire appunto fare). Tale attività primigenia è anzitutto un agire creativo con dei vincoli. La creazione delle prime forme di linguaggi e di istituzioni socio-politiche ed economiche avviene cioè in un contesto di penuria materiale e anche simbolico-cognitiva. La natura umana è, vichianamente, “indiffinita”, ossia simbolicamente declinabile in molteplici forme, grazie a un plurisemiotismo congenito, «compresenza sia di linguaggi di diverso tipo (verbale, gestuale, iconico, ecc.), sia di diversi idiomi, sia di diverse norme di realizzazione d’un medesimo idioma» che va riconosciuto come «condizione permanente della specie umana e, pertanto, di ogni società umana».

Nel contributo di Tommaso Valentini viene analizzato il significato di linguaggio metaforico come espressione della libertà creativa nella filosofia Paul Ricoeur. In questo orizzonte di ricerca, è fondamentale il ruolo attribuito da Ricoeur all’immaginazione produttiva. Il linguaggio ha un ineliminabile «fattore poetico-creativo» che trova le sue origini nella facoltà dell’immaginazione produttiva: è quest’ultima in grado di garantire quell’essenziale «spinta innovatrice» che determina la natura intuitivo-creativa del linguaggio. L’immaginazione è la facoltà che costituisce il linguaggio metaforico, linguaggio che si radica nel «mondo della vita» (Lebenswelt) e che permette l’analogia, il «dire l’essere accanto al non-essere». La metafora è in tal modo lo strumento del linguaggio analogico, allusivo e religioso: permette una ridescrizione della realtà in ordine al nostro sentimento etico, alla nostra esigenza di un ordine finalistico e trascendente. L’uso metaforico del linguaggio non è solamente un ornatus stilistico, un abbellimento retorico, ma esprime la nostra capacità di una «risemantizzazione del reale». La metafora è lo strumento per una «riflessione seconda o recuperatrice» (espressione che Ricoeur mutua dal suo maestro Gabriel Marcel): la metafora esprime una «metafisica del desiderio». A partire da La metafora viva (1975) fino all’opera del 1990 Soi-même comme un autre, Ricoeur si interroga sullo statuto ontologico del soggetto partendo dalla sua produttività interiore, dalle sue capacità: poter parlare, poter agire, poter raccontare, poter essere imputato dei propri atti a titolo di loro vero autore e, non da ultimi, il potere di fare memoria e il poter promettere. Ricoeur cerca, pertanto, di argomentare a favore di una «ontologia del sé» fondata sulla ἐνέργεια, sul «nucleo sorgivo della produttività interiore». Nelle sue indagini più mature intorno alle capacità creative dell’uomo, il filosofo francese giunge alle soglie di una «ontologia della persona»: nel decimo Studio di Sé come un altro, Ricoeur sottolinea che tali potenzialità creative dell’uomo hanno come loro sostrato «un fondo d’essere ad un tempo potente ed effettivo». Le potenzialità creative dell’homo loquens si fondano sul dinamico statuto ontologico della persona, su una «metafisica della soggettività» individuata da Ricoeur come la «terra promessa» e come l’approdo ideale delle sue ricerche filosofiche.

Il saggio di Paloma Brook analizza la correlazione semantica tra creatività e regola nella filosofia di Emilio Garroni. La creatività è racchiusa nel modo in cui applichiamo una regola in un caso particolare o specifichiamo una legge naturale in riferimento a certi fenomeni contingenti, o usiamo un principio intellettuale di portata universale in un’occasione irripetibile. Creativo è l’attraversamento di quella terra di nessuno che si estende tra il contenuto di una norma o ciò che si fa o si dice nell’adempierla. La correlazione «legalità-creatività» corrisponde sotto il profilo dei principi alla correlazione «intelletto-facoltà del giudizio». Si tratta della distinzione tra bestimmende Urteilskraft e reflektierende Urteilskraft: nel primo caso (la facoltà del giudizio in quanto determinante) rimane indeterminato il particolare in quanto tale (presente come semplice particolarità in generale, come «fenomeno in generale») e la condizione è intellettuale. Nel secondo caso (la facoltà del giudizio in quanto riflettente) rimane indeterminato l’universale (presente come semplice legalità intellettuale) e la condizione è estetica. È sempre in gioco il rapporto tra immaginazione e intelletto, visto ora sotto il profilo del principio delle condizioni intellettuali, ora sotto il profilo della facoltà di giudicare: sono due orizzonti che non possono essere disgiunti, se si vuole legittimare sia da una parte la conoscenza scientifica, sia dall’altra l’esperienza estetica. Nell’uno e nell’altro caso la creatività, al pari della legalità, svolge un ruolo essenziale, ineliminabile. In questo orizzonte, Garroni osserva come l’esperienza è possibile solo in funzione di una capacità costruttiva e creativa e avverte l’esigenza di esaminare le condizioni a priori che rendono possibile l’esperienza inaugurando un apriorismo nuovo, caratterizzato dall’istanza di un continuo risalire dal condizionato, dai fatti stessi alle loro condizioni (adeguate e necessarie) di possibilità nella prospettiva di una ricerca metateorica nella sua rielaborazione critica della filosofia trascendentale di Kant.

L’ultimo contributo di Chiara Scarlato è focalizzato sull’analisi del rapporto tra creatività, empatia e riconoscimento. In questo orizzonte, adottando una cornice fenomenologica, si può parlare di creatività assumendo una doppia prospettiva di indagine: da una parte, si ha una forma di creatività che è propria dell’atto stesso del creare un oggetto nuovo, un oggetto che nasce dal personale gesto dell’artista in funzione della rappresentazione di una sua particolare visione del mondo; dall’altra parte, invece, si tratta di una creatività che coinvolge l’osservatore – esterno all’opera e al suo processo creativo – nella misura in cui l’oggetto stesso chiama, stimola, invoca una sua risposta diretta attraverso diverse modalità. Ora, se la creatività è quella facoltà che è in grado di produrre una certa sovrapposizione fra l’oggettività di un dato reale e la «soggettività dello sguardo» (prima della persona in qualità di creatore, poi della persona in qualità di osservatore), si comprende quanto l’opera d’arte permetta all’essere umano di ampliare la sua conoscenza del mondo. In questo senso, il volto rappresentato attraverso la pratica artistica diventa lo spazio riflettente che offre la possibilità concreta di accedere all’esperienza del proprio volto: non si tratta di una riproduzione fedele, cioè simile a quella di una qualsiasi superficie reale, ma della creazione di un’immagine che è sempre sul punto di scomparire, di dissolversi, di separarsi. L’opera d’arte diventa la manifestazione concreta dell’appartenenza a un mondo, della possibilità di esperirne i confini e intuire nuovi orizzonti: come afferma Heidegger, l’opera d’arte si concretizza nella creazione di uno spazio e di un orizzonte creativo che ogni volta ci permette di vedere e intuire qualcosa che prima era nell’ombra.

L’io, l’ombra e la soglia creativa – Introduzione al convegno

ABSTRACT. Creativity is the art, the ability and the cognitive faculty of the mind to create and invent: to represent a forma mentis that takes on a particularly significant function in relation to our cognitive processes, such as intuition, perception, analogical thinking, the simulation, the integration of ideas, research in the context of a structured problem, reflection, personal reworking, critical thinking. Creativity involves not only the cognitive and meta-cognitive profile, but also the affective-motivational horizon of our subjectivity, represented by feelings, needs, emotions, impulses, interests, passions, desires. Everyone is a universe in which “unknown inner strengths sleep in the shadow like kings never born”. It is fundamental to think and express the innate creativity in our interiority in order to give meaning to our life: that means to externalize the deepest motivations that mark the “colors” of our soul. Our first duty is towards our own conscience and inner time: “being oneself” with respect for authentic life.

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Creativity – Conference at Università degli Studi Guglielmo Marconi

Creativity is the art, the ability and the cognitive faculty of the mind to create and invent: to represent a forma mentis that takes on a particularly significant function in relation to our cognitive processes, such as intuition, perception, analogical thinking, simulation, integration of ideas, research in the context of a structured problem, reflection, personal reworking, critical thinking. Creativity involves not only the cognitive and meta-cognitive profile, but also the affective-motivational horizon of our subjectivity, represented by feelings, needs, emotions, impulses, interests, passions, desires. Everyone is a universe in which “unknown inner strengths sleep in the shadow like kings never born”.

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The Power of Images – How mass media can influence the human mind

ABSTRACT. Do the mass media condition and educate their audience with clever manipulation? In the current era of expanding digital technologies, our environment is often dominated by the power of images. Human tragedy in modern society is that our scientific-technological automatisms drive us too far from real and pure authenticity of feelings and emotions of the human being. Images and mass media systems determine passivity in the human mind and they do not develop experience, real motivations, spontaneity, creativity: they are not able to form creative and critical minds. In the sociological theory of Jürgen Habermas, the mass media are seen as being controlled by political and economic forces, which have an interest in manipulating the audience. The first rule for understanding «the human condition is that men live in second hand worlds». They are aware of much more than they have personally experienced and their own experience is always indirect. The quality of their lives is determined by meanings they have received from others. As Wright Mills suggested, we do live in a «second hand world», in which many of the things we know, were learned from others rather than experienced first hand.

This means, quite simply, that more than ever we are dependent on the meanings given us by the mass media and through mass communication.

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The impact of the world financial-economic crisis on the structure of higher education systems

How will be the impact of the world financial-economic crisis on the structure of higher education systems? How is it possible to modernise the structure of higher education systems and develop a new model of higher education systems? Following this area of research, our paper will be characterized by the following points: improving the quality and relevance of higher education systems; improving governance and financial funding; the landscape of universities and the international e-learning dimension of higher education systems; how modernise the structure of higher education systems; the impact of the world financial-economic crisis on the structure of higher education systems; universities and new challenges in financial-economic resources; modernising universities and new technological-scientific innovation; changes and reforms to develop a new model of higher education systems.

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