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Dal labor all’opus – Il potere della trasformazione nell’opera d’arte

ABSTRACT. This paper intends to dwell on the power of creative transformation that makes use of the principle according to which the expectation of the observer always influences the matter (substance), that is the external reality of things. The intention is to demonstrate, starting from the concept of labor – to then come to that of opus – as the three guiding criteria of an artwork, which are: harmony, or the coherence between the parts of a whole; the intensity, understood as the depth and expression of the soul; and continuity as a sign that remains and that indicates the future content, are elements not at all obvious, above all when one looks at an artwork not in terms of integrity but of “judging” surface. The following reflection arose from these three questions: How can a work of art be the fruit of a perfect creation? How do you go from a laborious job to a creative work? Where does the power of creative transformation lie? The answers were many, perhaps too many, but on the last one I received only this answer: With a shift (of thought) from the struggle to the solution and with a shift (of vision) on the value of the artwork itself.

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Macroarea di Ricerca in Humanities – Introduzione di sezione

Ad aprire i lavori del Convegno sono stati i contributi della macroarea di ricerca in Humanities, che raccolgono importanti momenti di condivisione attorno al grande tema della Creatività letta in chiave storica, artistica, poetica e letteraria.

Il primo di questi – tenuto dalla Prof.ssa Renée Uccellini – dal titolo Il mito di Pigmalione: una riflessione sulla creatività artistica e letteraria nella poesia antica discute uno dei miti più noti dell’antichità classica: il mito di Pigmalione nelle Metamorfosi di Ovidio. Pigmalione, artista cipriota devoto a Venere, disprezza le donne e vive da solo. Un giorno scolpisce una statua di donna, rappresentando un’immagine idealizzata femminile: lo scultore rifiuta la realtà e preferisce realizzarne una parallela, in cui la forma dell’arte possa raggiungere la perfezione estetica. Nei versi delle Metamorfosi, analizzati dalla Uccellini, emerge come il poeta abbia compiuto una brillante riflessione sulla creatività artistica e letteraria, che sono stati interpretati secondo una triplice esegesi, una estetica, una psicanalitica e una strettamente letteraria, soffermandosi sulla componente erotico-elegiaca del verso ovidiano.

Nel secondo intervento – Lo storico e la sua immagine – la Prof. ssa Anna Baldazzi si è soffermata su come la creatività abbia influito sulle scienze storiche, mettendo in relazione la figura dello storico della tradizione storiografica tra Settecento e Ottocento (romanticismo/idealismo; positivismo/realismo; dialettica storia-arte, storia-scienza) con quelle dello storico-artista e dello storico-scienziato, ampliando così la conoscenza rispetto alle teorie precedenti. Gli interrogativi posti dalla Baldazzi hanno evidenziato in che modo e quando la creatività è stata “riconosciuta” nelle scienze storiche; quale dimensione accrescitiva ha portato nella ricerca della metodologia storica e cosa sia cambiato rispetto alla tradizione sette-ottocentesca.

La creatività, come nuovo modo di confrontarsi con l’esegesi tardoantica, è stata invece affrontata dal prof. Alberto Ricciardi nel suo intervento Il rapporto Creatore/creatività nell’esegesi biblica medievale. L’analisi affrontata intende sviluppare alcune riflessioni sul rapporto autorità-creatività nei trattati esegetici come esemplificazione estendibile più in generale alla concezione di quella dicotomia presente nella cultura altomedievale; in quanto, per “statuto”, gli intellettuali altomedievali non possono considerare se stessi come creatori, né le proprie opere come creative, poiché tale prerogativa apparteneva alla divinità e a quegli autori (i Padri della Chiesa), che più si sono avvicinati a comprendere gli arcana della fede cristiana. D’altra parte essi si trovarono nel bisogno di adattare tali convincimenti ad una situazione storica e culturale completamente diversa, in cui i tempi e i modi della riflessione teologica avevano subìto un totale cambiamento, che diede il pretesto di sviluppare una nozione nuova di creatività.

In ultimo, nel mio intervento, dal titolo Dal labor all’opus. Il potere della trasformazione nell’opera d’arte, ho voluto porre l’attenzione su quegli elementi che insieme sono in grado di generare la forte relazione tra la creatività, l’essere creativo e la sua trasformazione. Per farlo, è stato inevitabile evidenziare il passaggio dal labor, inteso come lavoro – sì creativo – ma meccanico e che richiede sforzo e determinazione fissa; all’opus, ossia all’Opera Magna che incarna l’opera perfetta di ogni artista (e anche non), che non ha in sé alcun limite culturale e anzi porta all’espansione della sostanza di cui è composta, ponendo il “nuovo” là dove la rigidità lo escludeva e lo temeva, facendo nascere così il capolavoro.

Authoritarianism and totalitarianism – A case study of multimedia and interdisciplinary teaching

ABSTRACT. The purpose of this contribution is to present a highly significant case study where the operating methods and the finalities of a multimedia and interdisciplinary education path have been shown. It was necessary that the teaching staff and technicians at the Università degli Studi Guglielmo Marconi work in synergy to rise up to the challenge of the modern techno-didactics, in particular with the selection and application of digital and visual technologies that are especially effective for teaching in the humanistic and history of art field.

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