Issue: 2019/2/Supplement

Editorial

La creatività è l’arte, la capacità e la facoltà cognitiva della mente di creare e inventare: rappresenta una forma mentis che assume una funzione particolarmente significativa in rapporto ai nostri processi cognitivi, come l’intuizione, la percezione, il pensiero analogico, la simulazione, l’associazione di idee, la ricerca nel contesto di un problema strutturato, la riflessione, l’immaginazione, la rielaborazione personale, il pensiero critico. La creatività coinvolge non solo il profilo cognitivo e metacognitivo, ma anche l’orizzonte affettivo-motivazionale della nostra soggettività, costituito da sentimenti, bisogni, emozioni, pulsioni, interessi, passioni, desideri. Ognuno di noi è un universo in cui «dormono forze ignote come re mai nati». Per dare un senso alla nostra vita è fondamentale riuscire ad esprimere le potenzialità creative connaturate nella nostra interiorità: esteriorizzare le motivazioni più profonde che segnano e scandiscono i «colori» della nostra anima. Il primo dovere di ognuno è nei confronti della propria coscienza, del proprio tempo interiore: «essere se stessi» nel rispetto della vita autentica.
Il Convegno, promosso dal Dipartimento di Scienze Umane in collaborazione con il Dottorato di ricerca in Scienze Umanistiche, ha l’obiettivo di studiare il tema della creatività secondo linee di ricerca transdisciplinari per favorire e valorizzare al massimo il potenziamento del confronto e la produttività scientifica, partendo dal presupposto secondo il quale gli obiettivi e la qualità dell’attività di ricerca su questa area tematica sono strettamente connessi al grado di interrelazione e collaborazione tra tutte le sue componenti. Il programma del convegno è strutturato in un orizzonte interdisciplinare ed è stato articolato in sei sezioni, che includono diversi settori scientifico-disciplinari in un orizzonte trasversale e multidisciplinare, corrispondenti alle sei macro-aree di ricerca (Humanities, Linguistic Sciences, Social Sciences, Psychological Sciences, Philosophical Sciences, Education Sciences) del Dipartimento di Scienze Umane, con la partecipazione di 25 relatori.

L’io, l’ombra e la soglia creativa – Introduzione al convegno

ABSTRACT. Creativity is the art, the ability and the cognitive faculty of the mind to create and invent: to represent a forma mentis that takes on a particularly significant function in relation to our cognitive processes, such as intuition, perception, analogical thinking, the simulation, the integration of ideas, research in the context of a structured problem, reflection, personal reworking, critical thinking. Creativity involves not only the cognitive and meta-cognitive profile, but also the affective-motivational horizon of our subjectivity, represented by feelings, needs, emotions, impulses, interests, passions, desires. Everyone is a universe in which “unknown inner strengths sleep in the shadow like kings never born”. It is fundamental to think and express the innate creativity in our interiority in order to give meaning to our life: that means to externalize the deepest motivations that mark the “colors” of our soul. Our first duty is towards our own conscience and inner time: “being oneself” with respect for authentic life.

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Macroarea di Ricerca in Humanities – Introduzione di sezione

Ad aprire i lavori del Convegno sono stati i contributi della macroarea di ricerca in Humanities, che raccolgono importanti momenti di condivisione attorno al grande tema della Creatività letta in chiave storica, artistica, poetica e letteraria.

Il primo di questi – tenuto dalla Prof.ssa Renée Uccellini – dal titolo Il mito di Pigmalione: una riflessione sulla creatività artistica e letteraria nella poesia antica discute uno dei miti più noti dell’antichità classica: il mito di Pigmalione nelle Metamorfosi di Ovidio. Pigmalione, artista cipriota devoto a Venere, disprezza le donne e vive da solo. Un giorno scolpisce una statua di donna, rappresentando un’immagine idealizzata femminile: lo scultore rifiuta la realtà e preferisce realizzarne una parallela, in cui la forma dell’arte possa raggiungere la perfezione estetica. Nei versi delle Metamorfosi, analizzati dalla Uccellini, emerge come il poeta abbia compiuto una brillante riflessione sulla creatività artistica e letteraria, che sono stati interpretati secondo una triplice esegesi, una estetica, una psicanalitica e una strettamente letteraria, soffermandosi sulla componente erotico-elegiaca del verso ovidiano.

Nel secondo intervento – Lo storico e la sua immagine – la Prof. ssa Anna Baldazzi si è soffermata su come la creatività abbia influito sulle scienze storiche, mettendo in relazione la figura dello storico della tradizione storiografica tra Settecento e Ottocento (romanticismo/idealismo; positivismo/realismo; dialettica storia-arte, storia-scienza) con quelle dello storico-artista e dello storico-scienziato, ampliando così la conoscenza rispetto alle teorie precedenti. Gli interrogativi posti dalla Baldazzi hanno evidenziato in che modo e quando la creatività è stata “riconosciuta” nelle scienze storiche; quale dimensione accrescitiva ha portato nella ricerca della metodologia storica e cosa sia cambiato rispetto alla tradizione sette-ottocentesca.

La creatività, come nuovo modo di confrontarsi con l’esegesi tardoantica, è stata invece affrontata dal prof. Alberto Ricciardi nel suo intervento Il rapporto Creatore/creatività nell’esegesi biblica medievale. L’analisi affrontata intende sviluppare alcune riflessioni sul rapporto autorità-creatività nei trattati esegetici come esemplificazione estendibile più in generale alla concezione di quella dicotomia presente nella cultura altomedievale; in quanto, per “statuto”, gli intellettuali altomedievali non possono considerare se stessi come creatori, né le proprie opere come creative, poiché tale prerogativa apparteneva alla divinità e a quegli autori (i Padri della Chiesa), che più si sono avvicinati a comprendere gli arcana della fede cristiana. D’altra parte essi si trovarono nel bisogno di adattare tali convincimenti ad una situazione storica e culturale completamente diversa, in cui i tempi e i modi della riflessione teologica avevano subìto un totale cambiamento, che diede il pretesto di sviluppare una nozione nuova di creatività.

In ultimo, nel mio intervento, dal titolo Dal labor all’opus. Il potere della trasformazione nell’opera d’arte, ho voluto porre l’attenzione su quegli elementi che insieme sono in grado di generare la forte relazione tra la creatività, l’essere creativo e la sua trasformazione. Per farlo, è stato inevitabile evidenziare il passaggio dal labor, inteso come lavoro – sì creativo – ma meccanico e che richiede sforzo e determinazione fissa; all’opus, ossia all’Opera Magna che incarna l’opera perfetta di ogni artista (e anche non), che non ha in sé alcun limite culturale e anzi porta all’espansione della sostanza di cui è composta, ponendo il “nuovo” là dove la rigidità lo escludeva e lo temeva, facendo nascere così il capolavoro.

Il mito di Pigmalione – Una riflessione sulla creatività artistica e letteraria nella poesia epica in lingua latina

ABSTRACT. This paper treats of the story of Pygmalion’s love for his statue from Ovid’s version, one of the best-known myths of the classical antiquity. In Metamorphoses X, 243-297, Ovid makes a brilliant reflection about the artistic and literary creativity. Pygmalion, a devotee sculptor of Venus, despises the women and he falls in love with the statue that he made, representing an idealized female image. He is the artifex par excellence: the sculptor, refusing the reality, prefers to realize one analogous and shapes the ivory with admirable and extraordinary art that can reach the aesthetical perfection. The Pygmalion’s art overcomes the reality about beauty and changes, in such way, the very idea of ancient art: the myth becomes allegory of the ability of the art sublimation and, to the meantime, with subtle self-referential implication inside Ovidian verse, of the literary poetic creativity.

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Lo storico e le sue immagini

ABSTRACT. Can historian be a creative? Can the writing of history be creative? With respect to present and past historiography, the ambiguous relationship between history and creativity encompasses the historian’s professional and the purpose of his narrative, namely the account of events as they occurred (Ranke), along with the acquisition of historical truth. The ambiguity of the term creation seems to jeopardize the scientific status of historical disciplines. Actually, modern historiography moulded historical sciences after concepts like re-construction, com-prehension and re-description. Such concepts do not put in contrast the reliability of a fact with imagination or creative intuition. From the affinity between artist and historian in Humboldt’s view, to White’s theory of history intended as narrative, historical disciplines claim their scientific status in terms of comprehension and representation of reality. In short, they claim a kind of science that link interpretation of sources with linguistic and narrative mechanisms.

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La creatività nell’alto medioevo – Limiti e potenzialità

ABSTRACT. This contribution discusses the problem of the creativity in the written production of the Early Middle Age between the end of the VIII century and the IX century. The first part is dedicated to the analyse of how the intellectuals reflected about the creative processes in relationship to the functions developed by the soul. Then it is shown that – even if the culture of the Early Middle Age does not produce systematic reflections on the role of the author – the intellectuals express a profound self-consciousness in relationship to their work as individuals and in relation to the society. The second part considers the concept of novitas. It is shown how – even though this word has a strong negative value in the early medieval thinking – that does not prevent the authors from producing works of undeniable innovative character. The ability to act in this sense was strictly tied to the possibility to carry out innovations on condition that they remain inside a well-defined formal frame. The case specifically analysed deals with the rewriting of the Vita Remigii by the archbishop Hincmar at the end of the IX century.

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Dal labor all’opus – Il potere della trasformazione nell’opera d’arte

ABSTRACT. This paper intends to dwell on the power of creative transformation that makes use of the principle according to which the expectation of the observer always influences the matter (substance), that is the external reality of things. The intention is to demonstrate, starting from the concept of labor – to then come to that of opus – as the three guiding criteria of an artwork, which are: harmony, or the coherence between the parts of a whole; the intensity, understood as the depth and expression of the soul; and continuity as a sign that remains and that indicates the future content, are elements not at all obvious, above all when one looks at an artwork not in terms of integrity but of “judging” surface. The following reflection arose from these three questions: How can a work of art be the fruit of a perfect creation? How do you go from a laborious job to a creative work? Where does the power of creative transformation lie? The answers were many, perhaps too many, but on the last one I received only this answer: With a shift (of thought) from the struggle to the solution and with a shift (of vision) on the value of the artwork itself.

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Macroarea di Ricerca in Linguistic Sciences – Introduzione di sezione

Se lasciamo da parte per un attimo Croce e la sua concezione del linguaggio come espressività, possiamo identificare almeno due modi diversi per intendere, dunque per studiare, i risvolti linguistici della nozione di creatività.

Il primo e, probabilmente, più immediato riguarda quella che definirei la creatività delle lingue, ovvero dei suoi parlanti. Qualsiasi mutamento linguistico comincia con l’innovazione di un parlante, quindi comincia con un atto di creatività di un singolo. Certo, Millroy, Millroy (1985) ci hanno mostrato che l’innovazione del parlante non coincide eo ipso con il mutamento della lingua: non tutte le innovazioni diventano mutamenti; alcune si affacciano alla realtà, ma vengono abbandonate dopo poco. Inoltre, si sa ormai che gli “innovatori”, i.e. coloro che per la prima volta propongono una forma linguistica nuova, sono persone diverse, anche nel profilo sociale, dagli “attuatori” del mutamento, i.e. coloro che accolgono, promuovono e diffondono la nuova forma. Nonostante questo, non c’è mutamento nel sistema che non sia nato come innovazione del parlante: l’innovazione del parlante – ovvero, la sua creatività – è, quindi, il motore ultimo di tutto il mutamento linguistico1. Ovviamente, la capacità creativa del parlante si manifesta su tutti i livelli dell’analisi linguistica: fonologia, morfologia, sintassi e lessico. Tra i diversi livelli di analisi, il lessico è certamente il più permeabile all’innovazione del singolo, come mostrano i neologismi (i.e. le parole create ex novo) o gli hapax legomena (i.e. le parole attestate un’unica volta all’interno di un intero corpus letterario). Il lessico non è, però, l’unico livello su cui si esprime la creatività dei parlanti. S. Pisano, ad esempio, ci descriverà la genesi e l’uso di una serie di forme profondamente “creative” nella morfologia verbale di alcuni dialetti sardi, che hanno sviluppato delle forme verbali di tipo quasi agglutinante, totalmente estranee alla tipologia del latino e, proprio per questo, particolarmente affascinanti per il linguista e il dialettologo.

Il secondo modo in cui si può intendere la creatività, invece, riguarda la creatività dei linguisti, piuttosto che quella dei parlanti. Questa creatività è chiaramente secondaria rispetto alla precedente e si può intendere in due modi. Da una parte c’è la creatività scientifica: quell’atto di creatività che consente allo scienziato di vedere le ipotesi necessarie per spiegare le costellazioni di dati di cui si occupa. Dall’altra c’è la creatività ludica: quella che si manifesta, ad esempio, nella glottopoiesi, i.e. nella creazione delle lingue artificiali – uno dei casi più vicini all’espressività pura in senso crociano. Poiché tutti i saggi riuniti in questa raccolta, a vario titolo, si possono utilizzare per esemplificare la creatività scientifica, ci soffermeremo principalmente sul secondo tipo di creatività dei linguisti. L. Alfieri, quindi, si occuperà di un caso particolare di verbigerazione ludica, descrivendo la genesi di quella particolare lingua proto-latina ex inventione che è stata utilizzata nei dialoghi del film Il primo re di M. Rovere (2019).

A cavallo tra i due tipi di creatività, dunque a dimostrazione della loro contiguità concettuale, si collocano i contributi di A. Del Tomba e F. Pirozzi. In certi casi, soprattutto se ci si occupa di lingue estinte o di lingue ricostruite, i confini tra la creatività delle lingue e la creatività dei linguisti possono diventare sfumati, opachi o, in certi casi, ambigui. Capita, ad esempio, che i vocabolari finiscano per accogliere delle parole fantasma create dai lessicografi per una lettura incoerente rispetto al ductus di un manoscritto. Ecco, allora che, come ci mostra A. Del Tomba, un hapax legomenon rinvenuto in un manoscritto tocario, ad un più attento esame, si rivela una ghost word, ovvero una parola mai esistita prodotta dalla fantasia di un linguista che non è riuscito a filtrare la sua creatività scientifica con il rispetto scrupoloso del dato filologico; oppure, l’apparente irregolarità di un paradigma tocario prodotta da letture congetturali eccessivamente “creative” può essere risolta grazie ad una più attenta – o meno “creativa” –ricognizione paleografica dei dati. Infine, come ci mostra F. Pirozzi, capita che l’impresa – in sé perfettamente legittima – di ricostruire l’antecedente non attestato di una famiglia di lingue genealogicamente imparentate si trasformi nella creazione di una lingua vera e propria, ancorché qualificata dal prefisso proto-, con tanto di proto-parlanti, proto-patria, etc., come avviene in certi ambienti dell’indoeuropeistica mitteleuropea o americana.

Con questa piccola antologia, insomma, non cercheremo di esaurire tutte le modalità sotto cui può essere concepita la nozione di creatività in ambito linguistico – tanto più che la nozione stessa di creatività sfugge alla fissità di qualsiasi definizione e, anzi, trae il suo fascino proprio dall’ineffabilità che caratterizza ogni atto creativo. Ci proponiamo, però, di mostrare come, anche all’interno di un solo campo disciplinare, la nozione di creatività, con la sua inevitabile o, forse, auspicabile vaghezza, rappresenti un concetto produttivo nella ricerca di quella interdisciplinarità che, sempre più spesso, caratterizza le scienze umane.

La teoria dell’indoeuropeo tra il mito delle origini e la storia – Sulla creatività dei linguisti

ABSTRACT. In this paper I will examine some aspects of the Indo-European theory as an example of scientific creativity. Particularly, I will focus on the first generations of scholars (Jones, Schlegel, Bopp, Grimm, Pott, and Schleicher), also referring to the ideological and cultural effects of the reception (and exploitation) of the discipline. The aim is to point out the fact that, since the first developments of the Indo-European studies, two different conceptions of the reconstructive method and its heuristic capacities are created. I will try to detect the danger, from the point of view of the solidity of the outcomes, but also from that of ideological exploitation, of the reification of the Proto-Indo-European language, and I will propose the abandonment of the persistent idea of original perfection: the myth of the origin is misleading and must therefore be reversed.

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Problemi paleografici e linguistici in tocario – Figure etimologiche e hapax legomena

ABSTRACT. In the domain of Indo-European linguistics, Tocharian is now playing a more important role, which has been favoured by the increasing availability of the texts. The present article examines the concept of “creativity” in historical linguistics, by analysing palaeographic and linguistic matters related to hapax legomena, emendations, and conjectural readings in Tocharian manuscripts. The goals of this short paper are twofold: (1) on the one hand, it aims to provide a new reading of the line b4 in the Tocharian B fragment B530 and comment on the new discovered word TB nekīta ‘±destroyer’; (2) on the other hand, it is finalised at analysing the apparent irregularities of the paradigm of TB pīto ‘price, cost’.

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Un particolare caso di creatività morfosintattica – Due paradigmi di passato sovraccomposto in sardo moderno

ABSTRACT. This paper aims to describe the uses of over-compound tenses in the dialects of Sardinia. As we knew (Pittau 1972, p. 112 and 156-157 and Jones 1993, p. 308) over-compound tenses are used especially in counterfactual clauses. My data (Pisano, 2010; 2016; 2018) showed that these structures can be also used in the generic expression of unreality in optative clauses. Even if previous descriptions were based on data from the Nuorese area dialects, my fieldworks (Pisano, 2010; 2016) have shown that over-compound tenses are also present in some dialects of the north of Logudoro. A paradigm of an over-compound past tense is attested also in the south of Sardinia (Pisano, 2016). In this group of varieties, however, this structure displays only an experiential value. As a matter of fact, the insertion of the extra past participle is not possible in the expression of punctual action.

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Un caso di creatività filologica – La lingua de Il primo re e la ricerca applicata nell’ambito delle scienze umane

ABSTRACT. The paper focuses on the invention of a Proto-Latin language for the film Il primo Re by M. Rovere (2019). The language was created with the explicit aim of producing a barbaric and primitivistic effect on the hearer. The method used to invent it is summed up in the formula: back in time, but still in place. We started from Classical Latin and “antiquated” it exploiting the data from historical Latin and Indo-European linguistics, but we avoided mixing Latin with different languages. The result is a particular type of language ex inventione: the single chunks that compose it are all plausible reconstructions from the scientific point of view, but they are not attested and have never co-existed as such. Language science and the human instinct for creativity (verbigeratio ludica) are therefore the two sources from which the language of the film was created.

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Macroarea di Ricerca in Social Sciences – Introduzione di sezione

II tema della creatività è declinato in questa sezione dedicata alle scienze sociali soprattutto in relazione alla dimensione del lavoro, che emerge in modo trasversale da tutti e quattro i contributi qui presentati. Questi ultimi, tutti costruiti a partire da ricerche empiriche svolte o in corso di realizzazione, declinano il tema della creatività a partire dalla sua dimensione sociale, culturale e materiale, con risultati interessanti ed inediti. Sono infatti indagati aspetti specifici della creatività nell’ambito del lavoro informatico, delle politiche pubbliche, dello sviluppo di pratiche didattiche volte a sostenere i docenti delle scuole nella fase di documentazione del proprio lavoro, delle comunità di artigiani digitali che animano il movimento maker.

Il contributo di Daniele di Nunzio approfondisce la dimensione creativa in un particolare settore di applicazione, il lavoro informatico. Lo fa analizzando le differenti declinazioni della creatività rispetto alle specificità professionali degli informatici, l’organizzazione dei loro network produttivi, i contesti sociali in cui operano, ed evidenziando lo stretto rapporto tra competenze, autonomia, partecipazione e cooperazione nel definire le possibilità di espressione creativa ed i percorsi di affermazione soggettiva.

Il contributo di Marina Mastropierro e Giovanna Campanella approfondisce invece la relazione tra lavoro e creatività, ricordandoci come spesso dietro all’etichetta “creativo” applicata al lavoro si nascondano una riduzione dei diritti e delle protezioni sociali, un aumento della precarietà e della frammentarietà del lavoro stesso. Partendo da un caso di studio realizzato in Puglia nel 2016 volto ad analizzare l’impatto delle politiche pubbliche sull’autonomia e sui percorsi assistenziali dei giovani adulti pugliesi, le autrici mostrano come anche le politiche pubbliche definite a “respiro creativo” – in grado cioè andare al di là del solo empowerment individuale e di porre l’accento su una concezione più elaborata di benessere e sviluppo umano – non sempre agiscano sulla riduzione delle disuguaglianze.

Il saggio di Domenico Morreale e Francesca Davida Pizzigoni si struttura a partire dai risultati di una ricerca condotta dall’Istituto Nazionale di Documentazione, Innovazione e Ricerca Educativa (INDIRE) sulle pratiche di documentazione utilizzate dai docenti italiani. Il contributo si concentra sulle modalità attraverso cui docenti delle scuole italiane documentano le propria attività, ed in particolare sottolinea la necessità di identificare un format di documentazione capace di rispondere ad esigenze di analisi e standardizzazione della documentazione stessa, nell’ottica della comunicazione e divulgazione delle buone pratiche.

Infine, il contributo di chi scrive riporta i primi risultati di una ricerca attualmente in corso sul movimento maker e sui FabLab, spazi condivisi in cui artigiani digitali, hobbisti, professionisti e appassionati si ritrovano per sviluppare i propri progetti attraverso tecnologie di fabbricazione digitale. Il contributo si sofferma in modo particolare sulla dimensione socio-materiale della creatività, ossia come quest’ultima prenda forma e consistenza materiale in contesti sociali e di comunità attraverso gli orientamenti, i valori, l’organizzazione e gli spazi di fabbricazione digitale personale che il movimento maker ha contribuito a far sviluppare e diffondere. Inoltre, il saggio fornisce una prima definizione delle dimensioni della cultura maker, di cui la creatività è uno degli assi portanti.

Quando le politiche sono creative? Il lavoro tra vecchi e nuovi processi

ABSTRACT. In recent years we are witnessing the increasingly widespread presence of creative works. As this happens, the situations in which work is increasingly less protected and increasingly poor and precarious increase. The concept of creativity applied to work and public policies therefore seems to bring into play social dynamics linked to the different distribution of power between social parties, between new forms of capital and work.
Public policies on their part also promote forms of activation outside a broader dynamic of social emancipation. This type of intervention does not act on the reduction of inequalities and seems to benefit only the strongest. Reference will be made to a case study conducted in the Puglia region in 2016 to analyze the impact of creative policies on the autonomy and welfare paths of young Apulian adults. This typological sample gives the possibility to hypothesize a sociological inference on the rest of the Italian population.

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Creatività e innovazione nella documentazione delle pratiche scolastiche

ABSTRACT. The essay presents the results of the Documentary research of teaching practices realized by the National Institute of Educational Documentation, Innovation and Research (Indire). This research aims at understanding the Italian teachers documentation practices and at designing a possible format to help and support teachers in documenting their activities, providing them with standard tools for analyzing and sharing good practices.
The first part of the essay concerns the result of the online questionnaire that Indire submitted to the Italian teachers in order to have an overview of how schools currently document their teaching practices. The empirical analysis of the questionnaire represents the starting point for the second part of the essay that presents the iterative process of designing and analysing the audiovisual format that represent a guideline for the production of teaching supports and customizable infographics.

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Lavoro informatico e creatività – L’affermazione soggettiva nei profili professionali, nelle reti organizzative e nella vita sociale

ABSTRACT. The article presents an analysis of Information Technology (IT) workers’ creative expression considering three areas of investigation:professional specificities, work organization of the productive networks, social contexts.
The research on IT programmers was carried out in Italy by a qualitative survey, with interviews and focus groups. The analysis highlights the relationships between skills, autonomy, participation and cooperation, to define the possibilities of creative expression and the paths of subjective affirmation. IT work is characterized by a strong personal and creative commitment through which the individual tries to affirm his own subjectivity defining the meaning of his own professional path, organizational networks and social life, contributing to the transformation not only of products but also of the profession, IT processes, ethical and cultural orientations.

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La dimensione socio-materiale della creatività – FabLab, makers e artigiani digitali

ABSTRACT. In the most commonly used definition, makers are those who repair, create, tinker or assemble objects and systems in a creative and innovative way, and in doing so search for alternative and non-deterministic paths to live in the contemporary material world. The maker movement, since 2005, has occupied more and more space in public discussions, particularly in the mass media, gaining relevance at a global level. The article aims to present the preliminary reflections of a qualitative research I am carrying out on the maker movement, aiming to highlight the socio-material dimension of creativity through the orientations, values, organization and spaces of personal digital manufacturing that the maker movement helped to spread.

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Macroarea di Ricerca in Psycological Sciences – Introduzione di sezione

Nell’ambito del Convegno sulla Creatività, che si è tenuto a Roma presso l’Università degli studi Guglielmo Marconi nel Maggio 2019, una sezione è stata dedicata agli aspetti psicologici della creatività. In particolare, sono state presentate quattro relazioni: Paola De Bartolo, Creatività e neuroscienze; Benedetta Rinaldi, Il lato oscuro della creatività: Carl Gustav Jung e l’Ombra; Gianluca Consoli, Riconoscere e valutare la creatività; Maurizio Brasini, La Psicoterapia come processo creativo basato sul gioco sociale: una prospettiva evolutiva.

Paola De Bartolo e Gianluca Consoli hanno affrontato il tema dal punto di vista delle Scienze Cognitive con l’intenzione di rispondere ad alcune questioni fondamentali. In primo luogo che cosa è la creatività? La creatività è l’insieme dei processi che portano a prodotti nuovi, inaspettati e di valore. I prodotti sono nuovi e inaspettati se non sono riconducibili in modo lineare alle conoscenze pregresse dell’individuo e non sono prevedibili in base ad esse. Ma un prodotto può essere nuovo e inaspettato per l’individuo ma non per gli altri o, diversamente, può esserlo per tutti. Sembra che i processi della creatività personale coincidano che quelli della creatività storica. Gianluca Consoli passa in rassegna le forme della creatività e successivamente mette in luce la difficoltà intrinseca che la creatività pone a chi intenda spiegare come si posso produrre e come la si possa riconoscere. Tuttavia è possibile favorire e stimolare i processi cognitivi che possono produrre risultati creativi. Come pure è possibile riconoscere un prodotto creativo se si ricorre a metodi non concettuali, come il riferimento ai feelings of knowing e al piacere estetico.

Di particolare interesse la presentazione di Paola De Bartolo, che esplora la relazione tra creatività, neuro-plasticità e resilienza cerebrale alla degenerazione, ed anche la possibilità di allenare la creatività e dunque di contrastare, se non i processi degenerativi, il loro impatto sulle performance cognitive. L’allenamento alla creatività facilita, grazie alla neuro-plasticità, la creazione di nuovi network cerebrali che consentono soluzioni creative a problemi che la degenerazione cerebrale ha reso difficili da gestire con i sistemi abituali.

Le altre due relazioni affrontano la questione da un punto di vista clinico. Benedetta Rinaldi articola l’intuizione junghiana che riconduce la creatività all’incontro con la propria Ombra, vale a dire alla parte inconscia che racchiude tutto ciò che non si vorrebbe essere. Tuttavia, Benedetta Rinaldi osserva che: “l’Ombra non rappresenta unicamente il lato distruttivo e malsano della personalità ma è contemporaneamente l’aspetto inconsueto capace di portare luce sulla coscienza dando origine a nuove idee perché la creatività si esprime grazie a cicli continui di distruzione e creazione, caos seguito da ordine: il germe della creatività può essere rintracciato proprio nella capacità dell’individuo di restare esposto e aperto agli elementi conflittuali della psiche.”
Infine, Maurizio Brasini sviluppa tre argomenti, che si possono articolare in forma di sillogismo:

  • la psicoterapia è un processo creativo interpersonale;
  • i processi creativi in genere si fondano sul gioco sociale;
  • la psicoterapia, in quanto processo creativo, si fonda sul gioco sociale.

l processo della psicoterapia, quando ha successo, inevitabilmente è un processo creativo personale, perché implica il superamento degli schemi di pensiero disfunzionali, che consiste nella acquisizione di modi di interpretare se stessi e gli altri, nuovi in senso stretto, vale a dire non riconducibili in modo lineare agli schemi patogeni. Maurizio Brasini utilizza conoscenze sullo sviluppo ontogenetico e filogenetico come anche riferimenti alle neuroscienze affettive, per mostrare la capacità che ha il gioco, in particolare interpersonale, di facilitare processi creativi. Infine illustra come la psicoterapia possa essere concettualizzata come un processo ricorsivo. Il paziente trova nella psicoterapia un “luogo sicuro” da cui poter esplorare e dare spazio a processi creativi che possono portarlo a cambiamenti “nuovi, inaspettati e di valore”.

Le quattro relazioni considerano la creatività da un punto di vista psicologico e ne offrono una rappresentazione sostanzialmente positiva. Il che appare assolutamente convincente se si considerano domini clinici dove le dinamiche psicologiche pregresse si dimostrano altamente disfunzionali e tali da rendere impossibile un cambiamento senza l’intervento di un atto creativo. Appare molto interessante anche il ruolo della creatività, come costruzione di network cerebrali capaci di supplire, con soluzioni innovative, a network lesionati da processi degenerativi. Tuttavia, come sempre accade, è opportuno accennare a processi creativi che portano a risultati che sono nuovi e inaspettati ma non di valore. Nel dominio della psicopatologia, è ben noto un fenomeno creativo il cui valore è discutibile, si tratta della intuizione delirante con cui i pazienti psicotici riescono a dare un senso all’esperienza della Wahnstimmung. La Wahnstimmung è quello stato mentale in cui il “soggetto avverte il dissolversi dei punti di riferimento che lo legano al mondo, che diventa indefinito, imprecisato e mutevole, gettandolo in uno stato di perplessità. E’ la distruzione della proprio esperienza che viene esperita come sensazione della distruzione della vita e del mondo. La Wahnstimmung si configura come un pre-stadio della percezione e dell’intuizione delirante che emergerebbero presto come uno sforzo di dare un senso all’atmosfera”. (in: //www. psicologi-italiani.it/dizionario-di-psicologia/w/informazioni-sul-significato-psicologico-di-wahnstimmung.html).

Creatività e Neuroscienze – La neuroplasticità dei processi creativi

ABSTRACT. The concept of creativity is hard to define. Creativity is the human capability to solve new problems by using unusual solutions, creating innovative techniques, and producing or appreciating art and beauty. Divergent thinking is the basis of creative thoughts and recent studies showed that the right hemisphere has a key role in this peculiar capability. In spite of this, creativity encloses several processes in addition to divergent thinking. The neuronal mechanisms involved in these capabilities are complex and difficult to evaluate but the modern functional neuroimaging methods are shedding light on these questions, demonstrating that both horizontal and vertical cerebral networks are recruited. In fact, creative functions are based on the synchronization of neuronal activity belonging to specialized and widely distributed networks. However, these networks are not immutable but changing in response to the environmental requirements during the lifespan. The ability of the brain to change its structure and function is neuroplasticity. The exposure to complex environmental stimulation influences neuroplasticity, inducing wide structural and functional changes in the brain. Consequently, complex brain networks could mediate complex cognitive functions, allowing the subject to increase creative processes, to adapt or to cope with highly conflicting and demanding environmental situations.

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Il lato oscuro della creatività – Carl Gustav Jung e l’Ombra

We are used to think of creativity as a positive and luminous peak experience, yet if we analyze the testimonies of creative individuals we will find that the origin of the creative process often has its roots in destruction and despair experiences.
Carl Gustav Jung, a psychoanalysis pioneer, recognized in the contact with this dark side of the creative experience, the so called Shadow, a key to develop new abilities and transforming mental illness.
The aim of this speech is to illustrate how the jungian concept of Shadow can be used in clinical work to favor a fruitful and conscious contact with one’s own creative dimension.

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Riconoscere e valutare la creatività

The paper argues a network of interconnected hypotheses about creativity on the basis of available evidence. This evidence is largely derived from cognitive sciences, in particular from some of the most relevant lines of research concerning creativity. The main issues concern the forms of creativity, the processes involved in creativity, the stimulation of creativity, and recognition and evaluation of creativity.

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La psicoterapia come processo creativo basato sul gioco sociale – Una prospettiva evolutiva

Since psychotherapy is an activity aimed at change, here we consider it as an example of interpersonal creative process. In this context, creativity consists in identifying new and adaptive solutions to common problems, a skill that can be learned and exercised within a “proximal development zone”. Secondly, it is proposed that the evolutionary social mentality of play is the elective context for the development and the exercise of creativity. Finally, we argue that therapeutic change is the result of a recursive interpersonal process of security seeking and joint advance towards novelty, characterized by an alternation of comfort and enjoyment that leads to increasing levels of intersubjectivity. Play informs and nurtures the thriving instances of this process; therefore, it is proposed that the social play is the engine of creative processes of change in psychotherapy. Finally, some critical issues are discussed which have probably hindered a more playful conception of therapy, and some possible lines of development are sketched for a future operational definition of playfulness as a clinical method.

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Macroarea di Ricerca in Philosophical Sciences – Introduzione di sezione

La quinta sessione, macroarea di ricerca Philosophical Sciences, del Convegno sulla Creatività è stata focalizzata sulla seguente area tematica: L’intuizione creativa e la libertà creativa con i contributi di Adriano Ardovino, Trarre in luce. Appunti sul senso mediale della creatività; Sara Fortuna, Creatività, inclusione, educazione linguistica democratica: da Giambattista Vico a Tullio De Mauro; Tommaso Valentini, Paul Ricoeur: il linguaggio metaforico come espressione di libertà creativa; Paloma Brook, Creatività e regola. Osservazioni su un binomio teorico in Emilio Garroni; Chiara Scarlato, Creatività, empatia, riconoscimento.

Il primo saggio di Adriano Ardovino analizza il tema della creatività in una prospettiva fenomenologica. La creatività appare come una condotta e uno stile di pensiero, di linguaggio e di sperimentazione che si riflette e si esprime in processi mentali, comunicativi, fattuali per molti versi caratteristici, dominati spesso da improvvise associazioni tra idee e stati di cose, che sembrano dare luogo, a loro volta, a ciò che chiamiamo invenzione o intuizione creativa. Creativo è ciò che è innovativo. Creare è pensare e produrre il nuovo. Ecco allora che, azzardando una definizione, si può scorgere nella creatività questo duplice tratto innovativo e, per così dire, energetico: quello di una novità che trova riscontro e quello di un’energia mentale che scopre, crea, intuisce un quid di originale e innovativo. Seguendo l’impostazione fenomenologica del suo saggio, Ardovino richiama alcune riflessioni centrali tratte dal saggio intitolato Logos, e dal celebre trattato su L’origine dell’opera d’arte di Martin Heidegger, il filosofo che più di altri ha richiamato con forza la coappartenenza fenomenologica tra physis e techne, tra aletheia e logos. Il senso più originario, più profondo e più arcaico (e per noi più inconsapevole) del logos sta per Heidegger in un “raccogliere” che è insieme un “cogliere” e un “accogliere”, che egli esemplifica, ricorrendo non solo al leggere come un raccogliersi nell’ascolto, ma anche a processi come il selezionare, il mettere assieme, l’ospitare, il custodire. Si fa evidente, qui, che l’elemento fenomenologico originario implica l’accoglienza selettiva (profondamente creativa e produttiva), un autentico einholendes Bringen che porta alla presenza e trasforma il presente nel fluire del tempo, ma soltanto a partire da un vincolo e da una ricettività originari. L’essenza del logos – e con esso della techne e del disvelamento che gli sono propri – è la raccolta, che come tale si fonda sempre sul cogliere e sull’accogliere. Ed è precisamente a questo processo che Heidegger affida uno dei passaggi più significativi della sua discussione sull’essenza dell’arte. L’arte implica un processo soggettivo: un creare, ossia, nella lingua di Heidegger, uno Schaffen e uno Schöpfen. Tuttavia, il primo termine va pensato rigorosamente come un «pro-durre-qui-dinanzi» (Her-vor-bringen) in senso letterale, ossia come un «portare alla luce» e un «trarre in luce», che dal canto suo ha il senso di un «lasciar-venire-fuori-facendosi-innanzi» (Her-vor-gehen-lassen), ma sempre all’interno di un che di prodotto, di venuto in luce e di apparso, ossia all’interno di un’opera d’arte. Se l’arte, come afferma Heidegger, è uno Schaffen, anche e soprattutto nel senso di una schaffende Bewahrung, ossia di una custodia creativa che è assunzione e condivisione della creatività, e se ciò che è autenticamente creato lo è solo ed esclusivamente allorché viene «tratto fuori» (heraufgeholt: attinto-raccolto) dal «fondo indischiuso», oggi si tratta di esperire, nominare e pensare creativamente questa opacità che è nell’ombra e che è a fondamento di ogni nostro gesto nella sua individualità originaria e irripetibile.

Il saggio di Sara Fortuna presenta una ricerca caratterizzata dal collegamento tra tre nuclei teorici: «la filosofia della creatività di Vico», «l’inclusione scolastica in Italia» e l’«educazione linguistica democratica» nel modello proposto da Tullio De Mauro. La connessione tra questi nuclei è resa possibile da una ricezione del pensiero linguistico vichiano che pone al centro una nozione originale di creatività plurisemiotica e dall’ipotesi che quest’ultima sia da includere tra i molteplici fattori che hanno prodotto in Italia, nella seconda metà del Novecento, un processo di democratizzazione dell’istituzione scolastica fondato su un modo diverso di concepire da un lato le diversità tra individui e dall’altro le modalità dei processi di apprendimento. L’articolo prende avvio dalla creatività plurisemiotica di Vico e dal suo funzionamento a cui è dedicata la prima parte, per poi concludere nella seconda parte con un’analisi focalizzata sul rapporto tra plurisemiotismo vichiano, inclusione scolastica e educazione linguistica democratica. Giambattista Vico è il filosofo della creatività linguistica. La creatività di cui parla Vico è quella delle origini, dei primi uomini, che sono poeti proprio nel senso etimologico di creatori (dal verbo greco poiein che vuol dire appunto fare). Tale attività primigenia è anzitutto un agire creativo con dei vincoli. La creazione delle prime forme di linguaggi e di istituzioni socio-politiche ed economiche avviene cioè in un contesto di penuria materiale e anche simbolico-cognitiva. La natura umana è, vichianamente, “indiffinita”, ossia simbolicamente declinabile in molteplici forme, grazie a un plurisemiotismo congenito, «compresenza sia di linguaggi di diverso tipo (verbale, gestuale, iconico, ecc.), sia di diversi idiomi, sia di diverse norme di realizzazione d’un medesimo idioma» che va riconosciuto come «condizione permanente della specie umana e, pertanto, di ogni società umana».

Nel contributo di Tommaso Valentini viene analizzato il significato di linguaggio metaforico come espressione della libertà creativa nella filosofia Paul Ricoeur. In questo orizzonte di ricerca, è fondamentale il ruolo attribuito da Ricoeur all’immaginazione produttiva. Il linguaggio ha un ineliminabile «fattore poetico-creativo» che trova le sue origini nella facoltà dell’immaginazione produttiva: è quest’ultima in grado di garantire quell’essenziale «spinta innovatrice» che determina la natura intuitivo-creativa del linguaggio. L’immaginazione è la facoltà che costituisce il linguaggio metaforico, linguaggio che si radica nel «mondo della vita» (Lebenswelt) e che permette l’analogia, il «dire l’essere accanto al non-essere». La metafora è in tal modo lo strumento del linguaggio analogico, allusivo e religioso: permette una ridescrizione della realtà in ordine al nostro sentimento etico, alla nostra esigenza di un ordine finalistico e trascendente. L’uso metaforico del linguaggio non è solamente un ornatus stilistico, un abbellimento retorico, ma esprime la nostra capacità di una «risemantizzazione del reale». La metafora è lo strumento per una «riflessione seconda o recuperatrice» (espressione che Ricoeur mutua dal suo maestro Gabriel Marcel): la metafora esprime una «metafisica del desiderio». A partire da La metafora viva (1975) fino all’opera del 1990 Soi-même comme un autre, Ricoeur si interroga sullo statuto ontologico del soggetto partendo dalla sua produttività interiore, dalle sue capacità: poter parlare, poter agire, poter raccontare, poter essere imputato dei propri atti a titolo di loro vero autore e, non da ultimi, il potere di fare memoria e il poter promettere. Ricoeur cerca, pertanto, di argomentare a favore di una «ontologia del sé» fondata sulla ἐνέργεια, sul «nucleo sorgivo della produttività interiore». Nelle sue indagini più mature intorno alle capacità creative dell’uomo, il filosofo francese giunge alle soglie di una «ontologia della persona»: nel decimo Studio di Sé come un altro, Ricoeur sottolinea che tali potenzialità creative dell’uomo hanno come loro sostrato «un fondo d’essere ad un tempo potente ed effettivo». Le potenzialità creative dell’homo loquens si fondano sul dinamico statuto ontologico della persona, su una «metafisica della soggettività» individuata da Ricoeur come la «terra promessa» e come l’approdo ideale delle sue ricerche filosofiche.

Il saggio di Paloma Brook analizza la correlazione semantica tra creatività e regola nella filosofia di Emilio Garroni. La creatività è racchiusa nel modo in cui applichiamo una regola in un caso particolare o specifichiamo una legge naturale in riferimento a certi fenomeni contingenti, o usiamo un principio intellettuale di portata universale in un’occasione irripetibile. Creativo è l’attraversamento di quella terra di nessuno che si estende tra il contenuto di una norma o ciò che si fa o si dice nell’adempierla. La correlazione «legalità-creatività» corrisponde sotto il profilo dei principi alla correlazione «intelletto-facoltà del giudizio». Si tratta della distinzione tra bestimmende Urteilskraft e reflektierende Urteilskraft: nel primo caso (la facoltà del giudizio in quanto determinante) rimane indeterminato il particolare in quanto tale (presente come semplice particolarità in generale, come «fenomeno in generale») e la condizione è intellettuale. Nel secondo caso (la facoltà del giudizio in quanto riflettente) rimane indeterminato l’universale (presente come semplice legalità intellettuale) e la condizione è estetica. È sempre in gioco il rapporto tra immaginazione e intelletto, visto ora sotto il profilo del principio delle condizioni intellettuali, ora sotto il profilo della facoltà di giudicare: sono due orizzonti che non possono essere disgiunti, se si vuole legittimare sia da una parte la conoscenza scientifica, sia dall’altra l’esperienza estetica. Nell’uno e nell’altro caso la creatività, al pari della legalità, svolge un ruolo essenziale, ineliminabile. In questo orizzonte, Garroni osserva come l’esperienza è possibile solo in funzione di una capacità costruttiva e creativa e avverte l’esigenza di esaminare le condizioni a priori che rendono possibile l’esperienza inaugurando un apriorismo nuovo, caratterizzato dall’istanza di un continuo risalire dal condizionato, dai fatti stessi alle loro condizioni (adeguate e necessarie) di possibilità nella prospettiva di una ricerca metateorica nella sua rielaborazione critica della filosofia trascendentale di Kant.

L’ultimo contributo di Chiara Scarlato è focalizzato sull’analisi del rapporto tra creatività, empatia e riconoscimento. In questo orizzonte, adottando una cornice fenomenologica, si può parlare di creatività assumendo una doppia prospettiva di indagine: da una parte, si ha una forma di creatività che è propria dell’atto stesso del creare un oggetto nuovo, un oggetto che nasce dal personale gesto dell’artista in funzione della rappresentazione di una sua particolare visione del mondo; dall’altra parte, invece, si tratta di una creatività che coinvolge l’osservatore – esterno all’opera e al suo processo creativo – nella misura in cui l’oggetto stesso chiama, stimola, invoca una sua risposta diretta attraverso diverse modalità. Ora, se la creatività è quella facoltà che è in grado di produrre una certa sovrapposizione fra l’oggettività di un dato reale e la «soggettività dello sguardo» (prima della persona in qualità di creatore, poi della persona in qualità di osservatore), si comprende quanto l’opera d’arte permetta all’essere umano di ampliare la sua conoscenza del mondo. In questo senso, il volto rappresentato attraverso la pratica artistica diventa lo spazio riflettente che offre la possibilità concreta di accedere all’esperienza del proprio volto: non si tratta di una riproduzione fedele, cioè simile a quella di una qualsiasi superficie reale, ma della creazione di un’immagine che è sempre sul punto di scomparire, di dissolversi, di separarsi. L’opera d’arte diventa la manifestazione concreta dell’appartenenza a un mondo, della possibilità di esperirne i confini e intuire nuovi orizzonti: come afferma Heidegger, l’opera d’arte si concretizza nella creazione di uno spazio e di un orizzonte creativo che ogni volta ci permette di vedere e intuire qualcosa che prima era nell’ombra.

Trarre in luce – Appunti sul senso mediale della creatività

ABSTRACT. The article discusses issues related to creativity in a phenomenological perspective. It suggests the need to recognize the link between technology and creativity, but also to experience, define and think creativity beyond innovation and efficiency. Such a phenomenology of creativity moves on two fronts. On the one hand, it seeks to grasp the specificity of our age with respect to past eras. On the other hand, it raises questions about which paradigm is most suitable for this era. The answer goes through a thought of creativity as a collection.

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Creatività, inclusione, educazione linguistica democratica – Da Giambattista Vico a Tullio De Mauro

ABSTRACT. The article explores Vico’s reflection on symbolic creativity and the connection between this meditation and Italian contemporary democratic process, especially in the school system and in the linguistic pedagogical principles introduced by Tullio De Mauro and the Giscel (Italian Teachers Association for a democratic linguistic pedagogy). The paper relies on previous research on the Scienza nuova’s conception of plurisemiotism and its specific historical evolution triggered by the political struggles between the upper class – originally the patres – and the dominated class, the “famoli” (Brook, Fortuna 2018). I argue that Vico’s thought on these issues deeply influenced the Italian 1968’s social movements and made possible the introduction of three fundamental laws for Italian democratization (Codignola, 1969; Falcucci, 1977; Basaglia, 1978).

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Paul Ricoeur – Il linguaggio metaforico come espressione di libertà creativa

ABSTRACT. This paper focuses on the rule of metaphor in Paul Ricoeur’s philosophy of language. In his Multi-Disciplinary Studies in the Creation of Meaning in Language (1975), the French philosopher shows the fundamental power of human language in constructing the world we perceive. He reveals the processes by which linguistic imagination creates and recreates meaning through metaphor. He develops a “linguistic philosophy of freedom,” and a hermeneutics of the subject based on human capabilities. According to Ricoeur, to exist is to act: speaking, doing, telling, and assuming responsibility for the act committed. The very “being” of human beings is to act and the effort to be. In this perspective, the human interiority is considered as dynamic production (enérgeia, conatus): it is a complex ontology of homo capax based on the human freedom and possibilities of language. Being as act and potentiality is the dominant meta-category that governs Ricoeur’s philosophical anthropology, widely developed in the work Oneself as Another (1990).

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Emilio Garroni – Creatività e legalità

ABSTRACT. This essay analyses the notion of creativity in Garroni’s 1978 writing. In this work Garroni outlines the notion of creativity in relation to its opposite, regularity, legality. This is done by referring to Kant. In this sense, creativity represents a transcendental principle. At the basis of creativity there is therefore an innate faculty of the human animal that acts both in the application of a rule as in its subversion.

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Creatività, empatia, riconoscimento

ABSTRACT. In the present paper, I shall argue about the relationship among creativity, empathy, and recognition. To this aim, I will provide with an analysis of two contemporary work of art as case studies: the interactive portrait This Is Not Private by Alberto Daniele (2016) and the project Material Speculation: ISIS (2015-2016) by Morehshin Allahyari (2016). Through a phenomenological framework, my contention is to show how the engagement between the artist and the user is crucial to develop the meaning of the work of art itself, determining a creative process in which they both are involved.

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Macroarea di Ricerca in Education Sciences – Introduzione di sezione

Nel quadro di un Convegno che fa della interdisciplinarietà la sua cifra, l’ambito pedagogico contribuisce a sua volta con una natura plurale e multiprospettica.

Da una parte abbiamo il noto orizzonte delle scienze dell’educazione e/o della formazione, che trae origine dalle Fonti di una scienza dell’educazione di John Dewey (1929) per giungere a maturazione nel secondo dopoguerra, in particolare attraverso le opere di Gaston Mialaret (1976) e Aldo Visalberghi (1978); la riflessione sui fatti educativi, oltre a costituirsi essa stessa come scienza, è chiamata a coordinare il contributo che diversi altri ambiti scientifici – quello psicologico e sociologico in primis, ma non esclusivamente – possono offrire per gettare luce sui fenomeni educativi e orientarne le pratiche. Nel panorama italiano attuale, le diverse sensibilità che compongono l’ambito pedagogico sono oggi riunite in due principali famiglie: quella pedagogica in senso stretto, a carattere teoretico-fondativo, che si avvale anche del contributo delle ricerche storiche; e quella didattico-formativa, centrata nello specifico nello studio scientifico a carattere teorico ed empirico delle pratiche di insegnamento apprendimento. Il dialogo tra questi diversi approcci non è sempre agevole, anche in virtù di metodologie e impostazioni di ricerca molto diverse1, ed è quindi particolarmente significativo che siano qui presenti esponenti di entrambe le famiglie.

Ma d’altra parte i contributi della presente sessione coprono anche un orizzonte temporale ampio, analizzando l’educazione alla creatività tra passato e presente con uno sguardo al futuro. Se Maria Volpicelli riflette sulla creatività nelle Lezioni di didattica e ricordi di esperienza magistrale di Giuseppe Lombardo Radice, Giuseppe Carci ci riporta a come, al tempo attuale, il sistema di istruzione superiore non universitario, rappresentato dall’Alta Formazione Artistica e Musicale (AFAM), prepari alle professioni culturali e creative mentre Francesco Ugolini e Panagiotis Kakavas analizzano il rapporto tra creatività e sviluppo del pensiero computazionale nella scuola primaria, con uno sguardo rivolto ai prossimi anni nei quali la creatività sembrerebbe una caratteristica precipua dell’uomo rispetto alle macchine, con le quali dovremo sempre più interagire. L’intervento di Carlo Cappa assume addirittura la dimensione diacronica come elemento fondante della propria riflessione, affrontando il tema del rapporto, spesso dato per implicito, tra creatività e innovazione, focalizzandosi sul contributo della tradizione che spesso viene a mancare nella retorica filoneista dei documenti ufficiali degli organismi internazionali e sovranazionali.

Tra i molteplici spunti emersi dalla discussione, provenienti anche da altre sessioni e dai diversi impianti epistemologici, ci preme sottolineare la tensione inevitabilmente presente tra, da una parte, una creatività singolare, fondata sul pensiero divergente, sulla specificità di ciascun individuo, la cui educazione e formazione richiede i giusti tempi e la giusta “serenità”, per dirla con Lombardo Radice, muovendo anche dall’importante patrimonio della tradizione, e, dall’altra parte, una sua traduzione in chiave professionale, non per forza appiattita su un estremo produttivista, ma anche come possibilità di espressione personale e che comunque debba tener conto dei vincoli contestuali, pagando inevitabilmente il tributo al piano della realtà. In questa seconda accezione, anche in vista di uno scenario che oggi va sotto l’etichetta “4.0” nel quale al pensiero creativo viene data nuova centralità per differenziare l’umano dalla macchina, il tema interessa le politiche educative che sono chiamate a favorire l’incontro tra le attitudini divergenti personali e particolari con le possibilità contestuali per la loro messa in opera.

In ambito didattico, è stato affrontato un nodo simile nei riguardi del concetto di competenza, anch’esso conteso tra una dimensione individuale, centrata sulla capacità di agire della singola persona in specifici contesti (Le Boterf, 1994; 2008; Pellerey, 2004) e una standardizzata, formalizzata nei repertori professionali, in base ai quali impostare la formazione orientata allo sviluppo professionale. Come osservato da Luciano Benadusi e Assunta Viteritti, in una recente pubblicazione promossa dalla Fondazione Agnelli (2018), a livello semantico questa differenza si palesa tra una competenza al singolare, olistica, dinamica, situata e competenze al plurale, atomiche, trasferibili, standardizzate, comparabili. Se è vero, come sostiene Le Boterf (1994), che la competenza non risiede nelle risorse da mobilitare, bensì nel processo stesso di mobilitazione, e che i referenziali professionali standardizzati basati sulle competenze al plurale devono essere considerati, sempre per lo studioso transalpino (Le Boterf, 2008), unicamente come riferimenti, boe, orientamenti rispetto alla singolarità della pratica professionale di ciascuno, l’adattamento, la combinazione delle risorse messe in opera per affrontare i compiti specifici non può che ricondursi ad un atto creativo, originato dalla tensione tra l’individuo con le sue attitudini, ma anche con le conoscenze e le abilità scientificamente fondate, e le situazioni, i problemi, i compiti che gli sono posti dai vincoli contestuali.

È in questo senso, a nostro avviso, che deve essere correttamente intesa una istruzione orientata allo sviluppo di competenze, rifuggendo dalle estremizzazioni unicamente concentrate sulla reattività all’ambiente che inevitabilmente finirebbero per promuovere non già la competenza, quanto piuttosto un’estemporanea improvvisazione.
Si tratta solo di una tra le possibili chiavi di lettura degli interventi della sessione “Educare alla creatività”, che offrono il contributo alla riflessione pedagogica sul un tema complesso e articolato, che a sua volta concorre ad arricchire il quadro multidisciplinare del convegno e del volume.

Tessere la creatività – Educazione, storia della pedagogia e futuro

ABSTRACT. The brief essay proposes a critical analysis of the use of “creativity” in the field of education. Which are the different meanings assumed by this concept, when it moves from a specific context to another one? Which is the semantic field of “creativity” that we have received from our tradition? And, today, how far are we gone from this familiar land, dragged away by the pressure of a new powerful rhetoric? In the first part, the essay stresses the importance of an interdisciplinary approach for facing the complex history of “creativity” as a concept rooted in our plural tradition. The second part is devoted to the understanding of the framework created by different European documents, among which the relevant Council Recommendation of 22 May 2018 on key competences for lifelong learning. In the current use of “creativity”, a distinct loss of the richness traditionally linked to this concept can be detected. In the third part, a specific approach rooted in our humanistic tradition is proposed, to offer a different image of creativity for thinking education.

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