Macroarea di Ricerca in Education Sciences – Introduzione di sezione

Nel quadro di un Convegno che fa della interdisciplinarietà la sua cifra, l’ambito pedagogico contribuisce a sua volta con una natura plurale e multiprospettica.

Da una parte abbiamo il noto orizzonte delle scienze dell’educazione e/o della formazione, che trae origine dalle Fonti di una scienza dell’educazione di John Dewey (1929) per giungere a maturazione nel secondo dopoguerra, in particolare attraverso le opere di Gaston Mialaret (1976) e Aldo Visalberghi (1978); la riflessione sui fatti educativi, oltre a costituirsi essa stessa come scienza, è chiamata a coordinare il contributo che diversi altri ambiti scientifici – quello psicologico e sociologico in primis, ma non esclusivamente – possono offrire per gettare luce sui fenomeni educativi e orientarne le pratiche. Nel panorama italiano attuale, le diverse sensibilità che compongono l’ambito pedagogico sono oggi riunite in due principali famiglie: quella pedagogica in senso stretto, a carattere teoretico-fondativo, che si avvale anche del contributo delle ricerche storiche; e quella didattico-formativa, centrata nello specifico nello studio scientifico a carattere teorico ed empirico delle pratiche di insegnamento apprendimento. Il dialogo tra questi diversi approcci non è sempre agevole, anche in virtù di metodologie e impostazioni di ricerca molto diverse1, ed è quindi particolarmente significativo che siano qui presenti esponenti di entrambe le famiglie.

Ma d’altra parte i contributi della presente sessione coprono anche un orizzonte temporale ampio, analizzando l’educazione alla creatività tra passato e presente con uno sguardo al futuro. Se Maria Volpicelli riflette sulla creatività nelle Lezioni di didattica e ricordi di esperienza magistrale di Giuseppe Lombardo Radice, Giuseppe Carci ci riporta a come, al tempo attuale, il sistema di istruzione superiore non universitario, rappresentato dall’Alta Formazione Artistica e Musicale (AFAM), prepari alle professioni culturali e creative mentre Francesco Ugolini e Panagiotis Kakavas analizzano il rapporto tra creatività e sviluppo del pensiero computazionale nella scuola primaria, con uno sguardo rivolto ai prossimi anni nei quali la creatività sembrerebbe una caratteristica precipua dell’uomo rispetto alle macchine, con le quali dovremo sempre più interagire. L’intervento di Carlo Cappa assume addirittura la dimensione diacronica come elemento fondante della propria riflessione, affrontando il tema del rapporto, spesso dato per implicito, tra creatività e innovazione, focalizzandosi sul contributo della tradizione che spesso viene a mancare nella retorica filoneista dei documenti ufficiali degli organismi internazionali e sovranazionali.

Tra i molteplici spunti emersi dalla discussione, provenienti anche da altre sessioni e dai diversi impianti epistemologici, ci preme sottolineare la tensione inevitabilmente presente tra, da una parte, una creatività singolare, fondata sul pensiero divergente, sulla specificità di ciascun individuo, la cui educazione e formazione richiede i giusti tempi e la giusta “serenità”, per dirla con Lombardo Radice, muovendo anche dall’importante patrimonio della tradizione, e, dall’altra parte, una sua traduzione in chiave professionale, non per forza appiattita su un estremo produttivista, ma anche come possibilità di espressione personale e che comunque debba tener conto dei vincoli contestuali, pagando inevitabilmente il tributo al piano della realtà. In questa seconda accezione, anche in vista di uno scenario che oggi va sotto l’etichetta “4.0” nel quale al pensiero creativo viene data nuova centralità per differenziare l’umano dalla macchina, il tema interessa le politiche educative che sono chiamate a favorire l’incontro tra le attitudini divergenti personali e particolari con le possibilità contestuali per la loro messa in opera.

In ambito didattico, è stato affrontato un nodo simile nei riguardi del concetto di competenza, anch’esso conteso tra una dimensione individuale, centrata sulla capacità di agire della singola persona in specifici contesti (Le Boterf, 1994; 2008; Pellerey, 2004) e una standardizzata, formalizzata nei repertori professionali, in base ai quali impostare la formazione orientata allo sviluppo professionale. Come osservato da Luciano Benadusi e Assunta Viteritti, in una recente pubblicazione promossa dalla Fondazione Agnelli (2018), a livello semantico questa differenza si palesa tra una competenza al singolare, olistica, dinamica, situata e competenze al plurale, atomiche, trasferibili, standardizzate, comparabili. Se è vero, come sostiene Le Boterf (1994), che la competenza non risiede nelle risorse da mobilitare, bensì nel processo stesso di mobilitazione, e che i referenziali professionali standardizzati basati sulle competenze al plurale devono essere considerati, sempre per lo studioso transalpino (Le Boterf, 2008), unicamente come riferimenti, boe, orientamenti rispetto alla singolarità della pratica professionale di ciascuno, l’adattamento, la combinazione delle risorse messe in opera per affrontare i compiti specifici non può che ricondursi ad un atto creativo, originato dalla tensione tra l’individuo con le sue attitudini, ma anche con le conoscenze e le abilità scientificamente fondate, e le situazioni, i problemi, i compiti che gli sono posti dai vincoli contestuali.

È in questo senso, a nostro avviso, che deve essere correttamente intesa una istruzione orientata allo sviluppo di competenze, rifuggendo dalle estremizzazioni unicamente concentrate sulla reattività all’ambiente che inevitabilmente finirebbero per promuovere non già la competenza, quanto piuttosto un’estemporanea improvvisazione.
Si tratta solo di una tra le possibili chiavi di lettura degli interventi della sessione “Educare alla creatività”, che offrono il contributo alla riflessione pedagogica sul un tema complesso e articolato, che a sua volta concorre ad arricchire il quadro multidisciplinare del convegno e del volume.

Series Navigation<< Creatività, empatia, riconoscimentoTessere la creatività – Educazione, storia della pedagogia e futuro >>