Macroarea di Ricerca in Humanities – Introduzione di sezione

Ad aprire i lavori del Convegno sono stati i contributi della macroarea di ricerca in Humanities, che raccolgono importanti momenti di condivisione attorno al grande tema della Creatività letta in chiave storica, artistica, poetica e letteraria.

Il primo di questi – tenuto dalla Prof.ssa Renée Uccellini – dal titolo Il mito di Pigmalione: una riflessione sulla creatività artistica e letteraria nella poesia antica discute uno dei miti più noti dell’antichità classica: il mito di Pigmalione nelle Metamorfosi di Ovidio. Pigmalione, artista cipriota devoto a Venere, disprezza le donne e vive da solo. Un giorno scolpisce una statua di donna, rappresentando un’immagine idealizzata femminile: lo scultore rifiuta la realtà e preferisce realizzarne una parallela, in cui la forma dell’arte possa raggiungere la perfezione estetica. Nei versi delle Metamorfosi, analizzati dalla Uccellini, emerge come il poeta abbia compiuto una brillante riflessione sulla creatività artistica e letteraria, che sono stati interpretati secondo una triplice esegesi, una estetica, una psicanalitica e una strettamente letteraria, soffermandosi sulla componente erotico-elegiaca del verso ovidiano.

Nel secondo intervento – Lo storico e la sua immagine – la Prof. ssa Anna Baldazzi si è soffermata su come la creatività abbia influito sulle scienze storiche, mettendo in relazione la figura dello storico della tradizione storiografica tra Settecento e Ottocento (romanticismo/idealismo; positivismo/realismo; dialettica storia-arte, storia-scienza) con quelle dello storico-artista e dello storico-scienziato, ampliando così la conoscenza rispetto alle teorie precedenti. Gli interrogativi posti dalla Baldazzi hanno evidenziato in che modo e quando la creatività è stata “riconosciuta” nelle scienze storiche; quale dimensione accrescitiva ha portato nella ricerca della metodologia storica e cosa sia cambiato rispetto alla tradizione sette-ottocentesca.

La creatività, come nuovo modo di confrontarsi con l’esegesi tardoantica, è stata invece affrontata dal prof. Alberto Ricciardi nel suo intervento Il rapporto Creatore/creatività nell’esegesi biblica medievale. L’analisi affrontata intende sviluppare alcune riflessioni sul rapporto autorità-creatività nei trattati esegetici come esemplificazione estendibile più in generale alla concezione di quella dicotomia presente nella cultura altomedievale; in quanto, per “statuto”, gli intellettuali altomedievali non possono considerare se stessi come creatori, né le proprie opere come creative, poiché tale prerogativa apparteneva alla divinità e a quegli autori (i Padri della Chiesa), che più si sono avvicinati a comprendere gli arcana della fede cristiana. D’altra parte essi si trovarono nel bisogno di adattare tali convincimenti ad una situazione storica e culturale completamente diversa, in cui i tempi e i modi della riflessione teologica avevano subìto un totale cambiamento, che diede il pretesto di sviluppare una nozione nuova di creatività.

In ultimo, nel mio intervento, dal titolo Dal labor all’opus. Il potere della trasformazione nell’opera d’arte, ho voluto porre l’attenzione su quegli elementi che insieme sono in grado di generare la forte relazione tra la creatività, l’essere creativo e la sua trasformazione. Per farlo, è stato inevitabile evidenziare il passaggio dal labor, inteso come lavoro – sì creativo – ma meccanico e che richiede sforzo e determinazione fissa; all’opus, ossia all’Opera Magna che incarna l’opera perfetta di ogni artista (e anche non), che non ha in sé alcun limite culturale e anzi porta all’espansione della sostanza di cui è composta, ponendo il “nuovo” là dove la rigidità lo escludeva e lo temeva, facendo nascere così il capolavoro.

Series Navigation<< L’io, l’ombra e la soglia creativa – Introduzione al convegnoIl mito di Pigmalione – Una riflessione sulla creatività artistica e letteraria nella poesia epica in lingua latina >>