Macroarea di Ricerca in Psycological Sciences – Introduzione di sezione

Nell’ambito del Convegno sulla Creatività, che si è tenuto a Roma presso l’Università degli studi Guglielmo Marconi nel Maggio 2019, una sezione è stata dedicata agli aspetti psicologici della creatività. In particolare, sono state presentate quattro relazioni: Paola De Bartolo, Creatività e neuroscienze; Benedetta Rinaldi, Il lato oscuro della creatività: Carl Gustav Jung e l’Ombra; Gianluca Consoli, Riconoscere e valutare la creatività; Maurizio Brasini, La Psicoterapia come processo creativo basato sul gioco sociale: una prospettiva evolutiva.

Paola De Bartolo e Gianluca Consoli hanno affrontato il tema dal punto di vista delle Scienze Cognitive con l’intenzione di rispondere ad alcune questioni fondamentali. In primo luogo che cosa è la creatività? La creatività è l’insieme dei processi che portano a prodotti nuovi, inaspettati e di valore. I prodotti sono nuovi e inaspettati se non sono riconducibili in modo lineare alle conoscenze pregresse dell’individuo e non sono prevedibili in base ad esse. Ma un prodotto può essere nuovo e inaspettato per l’individuo ma non per gli altri o, diversamente, può esserlo per tutti. Sembra che i processi della creatività personale coincidano che quelli della creatività storica. Gianluca Consoli passa in rassegna le forme della creatività e successivamente mette in luce la difficoltà intrinseca che la creatività pone a chi intenda spiegare come si posso produrre e come la si possa riconoscere. Tuttavia è possibile favorire e stimolare i processi cognitivi che possono produrre risultati creativi. Come pure è possibile riconoscere un prodotto creativo se si ricorre a metodi non concettuali, come il riferimento ai feelings of knowing e al piacere estetico.

Di particolare interesse la presentazione di Paola De Bartolo, che esplora la relazione tra creatività, neuro-plasticità e resilienza cerebrale alla degenerazione, ed anche la possibilità di allenare la creatività e dunque di contrastare, se non i processi degenerativi, il loro impatto sulle performance cognitive. L’allenamento alla creatività facilita, grazie alla neuro-plasticità, la creazione di nuovi network cerebrali che consentono soluzioni creative a problemi che la degenerazione cerebrale ha reso difficili da gestire con i sistemi abituali.

Le altre due relazioni affrontano la questione da un punto di vista clinico. Benedetta Rinaldi articola l’intuizione junghiana che riconduce la creatività all’incontro con la propria Ombra, vale a dire alla parte inconscia che racchiude tutto ciò che non si vorrebbe essere. Tuttavia, Benedetta Rinaldi osserva che: “l’Ombra non rappresenta unicamente il lato distruttivo e malsano della personalità ma è contemporaneamente l’aspetto inconsueto capace di portare luce sulla coscienza dando origine a nuove idee perché la creatività si esprime grazie a cicli continui di distruzione e creazione, caos seguito da ordine: il germe della creatività può essere rintracciato proprio nella capacità dell’individuo di restare esposto e aperto agli elementi conflittuali della psiche.”
Infine, Maurizio Brasini sviluppa tre argomenti, che si possono articolare in forma di sillogismo:

  • la psicoterapia è un processo creativo interpersonale;
  • i processi creativi in genere si fondano sul gioco sociale;
  • la psicoterapia, in quanto processo creativo, si fonda sul gioco sociale.

l processo della psicoterapia, quando ha successo, inevitabilmente è un processo creativo personale, perché implica il superamento degli schemi di pensiero disfunzionali, che consiste nella acquisizione di modi di interpretare se stessi e gli altri, nuovi in senso stretto, vale a dire non riconducibili in modo lineare agli schemi patogeni. Maurizio Brasini utilizza conoscenze sullo sviluppo ontogenetico e filogenetico come anche riferimenti alle neuroscienze affettive, per mostrare la capacità che ha il gioco, in particolare interpersonale, di facilitare processi creativi. Infine illustra come la psicoterapia possa essere concettualizzata come un processo ricorsivo. Il paziente trova nella psicoterapia un “luogo sicuro” da cui poter esplorare e dare spazio a processi creativi che possono portarlo a cambiamenti “nuovi, inaspettati e di valore”.

Le quattro relazioni considerano la creatività da un punto di vista psicologico e ne offrono una rappresentazione sostanzialmente positiva. Il che appare assolutamente convincente se si considerano domini clinici dove le dinamiche psicologiche pregresse si dimostrano altamente disfunzionali e tali da rendere impossibile un cambiamento senza l’intervento di un atto creativo. Appare molto interessante anche il ruolo della creatività, come costruzione di network cerebrali capaci di supplire, con soluzioni innovative, a network lesionati da processi degenerativi. Tuttavia, come sempre accade, è opportuno accennare a processi creativi che portano a risultati che sono nuovi e inaspettati ma non di valore. Nel dominio della psicopatologia, è ben noto un fenomeno creativo il cui valore è discutibile, si tratta della intuizione delirante con cui i pazienti psicotici riescono a dare un senso all’esperienza della Wahnstimmung. La Wahnstimmung è quello stato mentale in cui il “soggetto avverte il dissolversi dei punti di riferimento che lo legano al mondo, che diventa indefinito, imprecisato e mutevole, gettandolo in uno stato di perplessità. E’ la distruzione della proprio esperienza che viene esperita come sensazione della distruzione della vita e del mondo. La Wahnstimmung si configura come un pre-stadio della percezione e dell’intuizione delirante che emergerebbero presto come uno sforzo di dare un senso all’atmosfera”. (in: //www. psicologi-italiani.it/dizionario-di-psicologia/w/informazioni-sul-significato-psicologico-di-wahnstimmung.html).

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