Macroarea di Ricerca in Social Sciences – Introduzione di sezione

II tema della creatività è declinato in questa sezione dedicata alle scienze sociali soprattutto in relazione alla dimensione del lavoro, che emerge in modo trasversale da tutti e quattro i contributi qui presentati. Questi ultimi, tutti costruiti a partire da ricerche empiriche svolte o in corso di realizzazione, declinano il tema della creatività a partire dalla sua dimensione sociale, culturale e materiale, con risultati interessanti ed inediti. Sono infatti indagati aspetti specifici della creatività nell’ambito del lavoro informatico, delle politiche pubbliche, dello sviluppo di pratiche didattiche volte a sostenere i docenti delle scuole nella fase di documentazione del proprio lavoro, delle comunità di artigiani digitali che animano il movimento maker.

Il contributo di Daniele di Nunzio approfondisce la dimensione creativa in un particolare settore di applicazione, il lavoro informatico. Lo fa analizzando le differenti declinazioni della creatività rispetto alle specificità professionali degli informatici, l’organizzazione dei loro network produttivi, i contesti sociali in cui operano, ed evidenziando lo stretto rapporto tra competenze, autonomia, partecipazione e cooperazione nel definire le possibilità di espressione creativa ed i percorsi di affermazione soggettiva.

Il contributo di Marina Mastropierro e Giovanna Campanella approfondisce invece la relazione tra lavoro e creatività, ricordandoci come spesso dietro all’etichetta “creativo” applicata al lavoro si nascondano una riduzione dei diritti e delle protezioni sociali, un aumento della precarietà e della frammentarietà del lavoro stesso. Partendo da un caso di studio realizzato in Puglia nel 2016 volto ad analizzare l’impatto delle politiche pubbliche sull’autonomia e sui percorsi assistenziali dei giovani adulti pugliesi, le autrici mostrano come anche le politiche pubbliche definite a “respiro creativo” – in grado cioè andare al di là del solo empowerment individuale e di porre l’accento su una concezione più elaborata di benessere e sviluppo umano – non sempre agiscano sulla riduzione delle disuguaglianze.

Il saggio di Domenico Morreale e Francesca Davida Pizzigoni si struttura a partire dai risultati di una ricerca condotta dall’Istituto Nazionale di Documentazione, Innovazione e Ricerca Educativa (INDIRE) sulle pratiche di documentazione utilizzate dai docenti italiani. Il contributo si concentra sulle modalità attraverso cui docenti delle scuole italiane documentano le propria attività, ed in particolare sottolinea la necessità di identificare un format di documentazione capace di rispondere ad esigenze di analisi e standardizzazione della documentazione stessa, nell’ottica della comunicazione e divulgazione delle buone pratiche.

Infine, il contributo di chi scrive riporta i primi risultati di una ricerca attualmente in corso sul movimento maker e sui FabLab, spazi condivisi in cui artigiani digitali, hobbisti, professionisti e appassionati si ritrovano per sviluppare i propri progetti attraverso tecnologie di fabbricazione digitale. Il contributo si sofferma in modo particolare sulla dimensione socio-materiale della creatività, ossia come quest’ultima prenda forma e consistenza materiale in contesti sociali e di comunità attraverso gli orientamenti, i valori, l’organizzazione e gli spazi di fabbricazione digitale personale che il movimento maker ha contribuito a far sviluppare e diffondere. Inoltre, il saggio fornisce una prima definizione delle dimensioni della cultura maker, di cui la creatività è uno degli assi portanti.

Series Navigation<< Un caso di creatività filologica – La lingua de Il primo re e la ricerca applicata nell’ambito delle scienze umaneQuando le politiche sono creative? Il lavoro tra vecchi e nuovi processi >>